Settembre 2021

Una calamità silenziosa

Una calamità silenziosa

In questo articolo proponiamo alcune considerazioni in merito alla siccità che nell’estate 2021 colpisce il nostro territorio

di Emilio Veggetti

Frutti Biancospino secco estate 2021

I cambiamenti climatici

Ogni giorno siamo testimoni involontari di violenti cambiamenti climatici, che si verificano in diverse parti della Terra. Il continente americano è interessato da uragani di notevole intensità, alcuni di livello mai raggiunto in precedenza, le calotte polari sono teatro di un rapido ed evidente scioglimento dei ghiacciai perenni, mentre i ghiacciai delle nostre Alpi, ormai da diversi anni, si stanno piano piano ritirando, lasciando sul loro percorso solo aridi pendii e di roccia nuda.

Tutto ciò può essere dovuto a diversi fattori e concause, anche se gli scienziati sono concordi ad indicare come l’aumento della temperatura atmosferica, giochi un ruolo da protagonista (in questo caso negativo),  …

La situazione nel nostro appennino

Nel nostro Appennino bolognese non assistiamo ad eventi così perturbanti, ma è impossibile fare finta di niente e non notare che, nell’ultimo periodo, le precipitazioni atmosferiche sono diventate davvero una rarità, basti pensare che, nei territori dei comuni di Pianoro, Monzuno e Sasso Marconi, non assistiamo ad una pioggia intensa e prolungata dal lontano 19 di maggio.

E’ sufficiente quindi un rapido calcolo, per rendersi conto che sono quasi 4 mesi che, nelle nostre zone, non cade una singola goccia di acqua, un evento drammatico, probabilmente mai registrato in precedenza.

Conseguenze della siccità nei boschi dell’appennino

Una foto dell’attuale conseguenza della siccità nei boschi dell’appenino bolognese mette in evidenza la sofferenza delle piante.

Le piante che vivono su terreni particolarmente compatti, come ad esempio le arenarie della Formazione di Loiano, che comprendono i territori dei comuni di Loiano, Monzuno e Marzabotto, sono quelle che stanno soffrendo maggiormente, in quanto il loro apparato radicale, nel corso degli anni, non è mai riuscito a svilupparsi in profondità, a causa della consistenza del suolo nel quale vivono, che si presenta duro e massiccio.

Questi esemplari stanno quindi subendo un fortissimo stress idrico e, se la situazione di forte siccità dovesse perdurare ancora per qualche tempo, assisteremo purtroppo alla loro morte per disidratazione.

E’ sufficiente volgere lo sguardo verso la fascia di giovani castagni, presenti formazione geologica per accorgersi che, purtroppo, la stragrande maggioranza di essi sono completamente secchi, o in procinto di esserlo.

Non solo in collina ed in montagna, ma anche nelle aree ripariali, lungo i fiumi, dove sono presenti grandi esemplari di pioppo bianco e nero, assistiamo ad un loro graduale deperimento, a causa della forte carenza idrica che si sta verificando in questo periodo.

Questi alberi, cresciuti spontaneamente lungo i torrenti, per vivere hanno bisogno, ogni anno, di grandi apporti idrici, che solo un corso d’acqua può garantirgli, ma quest’anno no, quest’anno il fiume non può aiutarli, in quanto la maggioranza di essi presentano una portata irrisoria ed alcuni sono tristemente in secca.

Ridurre l’utilizzo dei combustibili fossili

È quindi fondamentale per noi operatori, ma anche ad opera di ogni persona responsabile, cercare di ridurre il più possibile l’utilizzo di energie ricavate dai combustibili fossili, per limitare ulteriormente l’emissione nell’aria di ancora maggiori quantità di anidride carbonica, un gas che  che va a compromettere il delicato equilibrio della nostra atmosfera.

Nell’immediato futuro sarà necessario impiegare fonti di energia rinnovabile, al fine di ridurre il più possibile la produzione di gas serra e cercare una soluzione ad una situazione già per molti versi compromessa.

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Un frutto misterioso

Un frutto misterioso

In questo articolo descriviamo e raccontiamo di un particolare albero da frutta originario del nord America colorato e succoso.

di Emilio Veggetti

Maclura Pomifera

Caratteristiche del frutto

Delle dimensioni di un’arancia, ma di colore verde intenso, dalla superficie irregolare e rugosa che, se recisa, emette, copiosamente, un liquido biancastro molto denso e vischioso, simile al latte.

Queste strane sfere si trovano appese qua e là, alle estremità e lungo i rami di un albero particolare, che presenta foglie lanceolate di un colore verde chiaro, tendente al lucido. Alla fine dell’estate questa pianta lascia cadere le sue foglie, mettendo in mostra, ancora con maggiore fierezza, questi pomi misteriosi che, maturando, cambiano gradualmente colore mostrando toni sempre più caldi, tendenti al giallo, fino alla loro naturale caduta al suolo, che avviene poco prima dell’autunno.

Origine dell’albero

L’albero in questione, che fruttifica in maniera così particolare, è la Maclura pomifera, detta anche Maclura spinosa, una pianta arborea della famiglia delle Moraceae (come il gelso) originaria del Nord America, dove viene chiamata anche “Arancia degli Osagi”, pseudonimo che deriva dal nome delle tribù di indiani, gli Osagi appunto, che popolava le zone di massima diffusione di questa pianta.

E’ un albero molto rigoglioso e dal forte carattere infestante che, se non controllato con periodiche potature, si può espandere a dismisura, arrivando a formare anche dei piccoli boschetti.

Nel nostro territorio non è particolarmente diffusa, ma è possibile ammirarla in alcune località dell’Appennino bolognese: a Creda, nel comune di Castiglione dei Pepoli, a Mongardino e all’Oasi di San Gherardo nel comune di Sasso Marconi e a Botteghino di Zocca, nel comune di Pianoro.

Nell’800, importata dal continente americano, veniva utilizzata nelle nostre zone come siepe atta alla delimitazione dei confini dei coltivi e soprattutto dei pascoli, in quanto dotata di lunghe spine acuminate, che rendono difficile, se non impossibile, oltrepassarla.

Nel secolo scorso, i contadini che si imbattevano nel frutto dell’albero di Maclura, rimanevano sorpresi da questa pomo così misterioso, in quanto a loro completamente sconosciuto e, dopo lunghi confronti, arrivavano alla conclusione che era solo una particolare varietà di arancia, che però non aveva ancora raggiunto la completa maturazione. Per loro era semplicemente una “mlàrenza brìsa madùra” (“arancia non matura”).

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